Questa la valutazione pressoché unanime degli analisti. Il prezzo del petrolio salirà ancora a causa dell’interruzione de facto della vendita del petrolio dalla Russia per la ritrosia di acquirenti, armatori, assicuratori e banche nel realizzare e organizzare gli acquisti, ma anche per il mancato avvio di trattative per far rientrare il petrolio dell’Iran nel mercato internazionale. È la previsione di Vitol, il maggiore operatore indipendente di greggio riportata da Bloomberg. «Non è ancora illegale comprare petrolio russo - ha spiegato il capo delle attività in Asia di Vitol Mike Muller - tuttavia i mezzi per realizzarlo verranno compressi». La settimana scorsa si è chiusa con il Brent salito del 21% a 118,11 dollari al barile e il greggio statunitense che ha guadagnato il 26% arrivando a 115,68 dollari, livelli che non si vedevano rispettivamente dal 2013 e dal 2008. Ma gli osservatori si attendono un nuovo balzo del Brent che lunedì 7 marzo potrebbe salire a 125 dollari al barile — i futures lo danno giàsopra i 130 — avvicinandosi rapidamente al massimo storico di 147 dollari, visto l’ultima volta nel 2008. Per JP Morgan, potrebbe salire quest’anno fino a 185 dollari al barile.
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